Altroconsumo, Federsalus e gli integratori alimentari

No agli integratori alimentari

Nei giorni scorsi si è registrata un’editoriale polemica di Altroconsumo sugli integratori alimentari, partita da un’inchiesta (dei cui meriti non intendo discutere), cui è seguita la replica di Federsalus, con un articolo comparso su ilfattoalimentare.it che riassume il tutto.

Per chi lavora nel settore, in tutte le componenti della filiera, questi attacchi – quando sono generici ed apodittici – dispiacciono, anche per la confusione che creano nel consumatore, senza in realtà modificarne i comportamenti. Nel mondo degli integratori alimentari – come tanti settori paralleli, da quello del farmaco da banco a quello dell’alimento funzionale – c’è una grande varietà di qualità, efficacia, comunicazione. Indispensabile in questo senso è – e soprattutto sarebbe – un’azione critica, puntuale, basata su dati scientifici ed analitici, da parte del movimento consumerista, a cominciare dall’organizzazione più qualificata, che è Altroconsumo. Ritengo che la qualità di molti prodotti non sia sufficiente e che i controlli vadano incrementati.

Non posso condividere invece l’atteggiamento pregiudiziale che non è solo del movimento consumerista, ma anche di alcuni noti studiosi e personalità. Non è un pregiudizio, nella sua generalità,  basato sui dati scientifici: ci sono buone evidenze che alcuni integratori alimentari funzionano, e fanno bene, anche se, per tanti altri, la comunicazione si è svincolata dal dato scientifico (basta fare un giro in farmacia o leggere il giornale per verificarlo). Come fa notare Federsalus, non si possono poi mettere in luce solo i pareri negativi di EFSA: l’Autorità comunitaria ha ritenuto scientificamente fondati numerosi claim che riguardano gli integratori alimentari, soprattutto su vitamine e minerali (in maniera che non mi trova d’accordo, peraltro). Inoltre, se è vero che la dieta varia ed equilibrata è un obiettivo corretto, è anche vero che non è la realtà di tutti, e, in nome di un ideale corretto, non mi sembra giusto non favorire uno status nutrizionale adeguato, anche se raggiunto mediante l’integrazione. Infine, si ignorano le oggettive carenze di micronutrienti che riguardano anche la popolazione italiana (e di cui si parla pochissimo): dal ferro in numerose donne, all’acido folico, alla vitamina D e alle vitamine del gruppo B negli anziani. Forse serve la fortificazione (che non c’è), spesso modificare la dieta è poco realistico o praticabile e numerose persone potrebbero trarre un significativo beneficio da un’integrazione adeguata, e conforme alle più recenti indicazioni scientifiche.

Se insomma le organizzazioni dei consumatori si occupano di distinguere tra integratore ed integratore, senza proclami generici, fanno un buon servizio al settore industriale, prima di tutto, e, poi, ai consumatori che sono quelli che stanno a cuore a tutti.

Luca Bucchini, Managing Director

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